Scorca guarda avanti

Intervista a Nicholas Payne

Con il lancio del Network Europeo dell'Opera nel 1991, Marc A. Scorca, Presidente/CEO di OPERA America, ha aiutato a formare Opera Europa. Dodici anni più tardi, mi ha dato dei preziosi consigli quando sono stato nominato Direttore di Opera Europa. Adesso, celebrando 25 anni alla guida di OPERA America, l'associazione nordamericana per l'opera, Scorca come sempre guarda avanti.

 

Nicholas Payne: Che lezione possono imparare i teatri europei dai più recenti sviluppi dei teatri d'opera in America?

Marc Scorca: Le somiglianze e le differenze tra le caratteristiche uniche dei nostri due sistemi mi incuriosiscono sempre molto. Gli Stati Uniti hanno certamente assistito a un cambiamento nel settore dell'opera, cambiamento accelerato dalla grande recessione del 2008. Da un lato abbiamo sperimentato la diminuzione della presenza agli spettatori nei teatri; mentre dall'altro lato vediamo un maggiore interesse del pubblico nelle trasmissioni in arene sportive, per i biglietti scontati e per gli spettacoli pubblici. La curiosità verso l'opera non è diminuita e i teatri lavorano a delle strategie per indurre quelli che sono curiosi a venire a teatro. Allo stesso tempo, ci sono delle sfide da affrontare riguardo al pubblico tradizionale che continua ad andare all'opera ma meno di frequente. La vendita di abbonamenti, la colonna vertebrale del nostro modello di business, è in calo; sempre meno persone vogliono impegnarsi già con un anno di anticipo. Le persone oggi sono interessate alla flessibilità, vogliono decidere oggi o domani cosa andranno a vedere sabato sera tra le varie scelte a disposizione.

NP: È più facile fare venire a teatro persone che hanno già preso un impegno in passato o fare varcare le porte a un pubblico nuovo?

MS: All'Opera Theatre di St. Louis, il 26% del pubblico dell'anno scorso era costituito da nuovi spettatori. Il Lyric Opera di Chicago ha documentato un simile fenomeno, aiutato in parte dall'aggiunta al programma di un classico musical americano fuori abbonamento. I teatri hanno successo nell'attrarre nuovi spettatori. La nuova grande sfida sembra quella di fare ritornare gli spettatori, non una ma diverse volte. È questo succede in tutte le arti, non solo nell'opera: c'è un grand numero di persone che sono interessate alle performing arts tradizionali, che ritornano in ogni stagione ma che non sono più spettatori abituali come lo erano una volta in passato.

NP: Questo è un trend al quale dovranno prepararsi anche i teatri europeai?

MS: L'aumento delle scelte nel settore dello spettacolo continuerà a essere una sfida per tutti noi, sia in America che in Europa. Le organizzazioni produttive saranno portate a cercare di influenzare queste scelte. Un altro trend che potrebbe avere una potenziale risonanza in Europa è quello della crescita di compagnie guidate da artisti che al momento stanno fiorendo un po' ovunque tra gli Stati Uniti e il Canada. La New York Opera Alliance, che ha il supporto di Opera America, conta quaranta organizzazioni che producono opera. Alcune sono compagnie di quartiere che danno a cantanti locali la possibilità di esibirsi, altri sono laboratori sperimentali per la produzione di opere del 21esimo secolo. Ci sono più di venti compagnie del genere nell'area della baia di San Francisco. A Boston, un gruppo di undici compagnie di opera si sono riunite di recente per una serata che ha presentato diversi stili e repertori. Gli artisti che non trovano lavoro presso le grandi infrastrutture dell'opera, si organizzano per fare l'opera per conto loro. Si cimentano soprattutto in opere nuove o poco eseguite nella cornice di luoghi tradizionali o meno tradizionali. A New York, una compagnia chiamata Opera Mission è guidata da una donna molto determinata e si dedica a mettere in scena in ordine cronologico tutte le opere di Händel. Le prime due sono andate in scena nella lobby di una grande albergo storico. Gli artisti imprenditori sono una forza vitale molto importante per la scena americana. Essi offrono opportunità a giovani direttori, registi, scenografi e cantanti. Sono un laboratorio per nuove opere e nuove produzioni. E raggiugono un nuovo tipo di pubblico che ama andare in un loft, un magazzino, una chiesa o un nightclub che è stato convertito in un 'teatro dell'opera'. La forma d'arte si sta redefinendo nel 21esimo secolo americano.

NP: Dalle tue visite in Europa, ci sono lezioni, mode e consigli che hai imparato nel corso degli anni?

MS: Quello che mi colpisce degli incontri di Opera Europa è la questione della proporzionalità nella conversazione. Negli Stati Uniti le conversazioni sono dominate dal business, dagli affari, dal fundraising e dalle strategie di marketing per fare in modo di avere un bilancio tale da richiedere solo il minimo intervento pubblico. In Europa, anche quando l'aiuto pubblico è in diminuzione, c'è sempre margine per parlare dell'opera in termini di repertorio e di stili di produzione. C'è senz'altro una maggiore rilevanza delle tematiche artistiche nelle conversazioni agli incontri di Opera Europa rispetto a quelli di OPERA America. Molto direttori generali in Europa funzionano come direttori artistici, invece negli Stati Uniti il direttore generale si occupa solo del business. Un'azienda artistica è solo una parte di una più ampia conversazione riguardo all'attività di generare introiti, creare pubbliche relazioni e valore di comunità.

NP: Avete sperimentato una diminuzione in termini di fondi privati? Dobbiamo inventare nuovi modelli di business in Europa e negli Stati Uniti?

MS: I fondi privati negli Stati Uniti non sono crollati. Se guardiamo il totale dato ai teatri d'opera da parte di società, fondazioni e donatori privati, vediamo che il totale è aumentato e continua ad aumentare. Certo, durante la grande recessione c'è stato un restringimento dell'economia e un deficit al quale molte compagnie stanno lavorando per una soluzione. Nell'anno fiscale 2013, il numero di teatri con un bilancio in equilibrio sono aumentate. Con la ripresa dei mercati sono aumentate le donazioni. Molti teatri hanno ricevuto fondi non solo per via della ritrovata salute finanziaria del mercato ma per l'aggiunta intenzionale di generosi contibuti. Il modello di supporto privato continua a funzionare negli Stati Uniti, ma c'è una questione legittima riguardo alla dipendenza di molti teatri dalle donazioni di alcuni grandi donatori e preoccupa il fatto che molti fra questi siano donatori individuali che ora hanno una certa età. La domanda è se le nuove generazioni di queste generose famiglie continueranno la tradizione filantropica di sostenere l'opera. Ci sono nuovi donatori che sono apparsi di recente, i donatori di sempre sono ancora più generosi e con i teatri che sviluppano nuovi modi per comunicare il loro valore nella comunità, ci sono sempre più società e fondazioni interessate a sostenere i teatri. Certo, è difficile cambiare modello di business senza cambiare il business, e il fatto è che produrre opera è un'impresa terribilmente costoso.

NP: Pensi che il modello basato sui fondi privati è più solido di quello badato sui fondi pubblici?

MS: Sicuramente. Gli individui sono motivati dalla loro passione per la forma d'arte. Essi vogliono contribuire a preservare e rafforzare le organizzazioni che producono spettacoli della forma d'arte che essi amano. Gli individui possono essere molto più costanti delle società, fondazioni e agenzie governative.

NP: Sei preoccupato per i fallimenti di alto profilo come la New York City Opera, Baltimore, San Diego, o è solo una questione di sopravvivenza naturale del più forte?

MS: Per quanto tempo un'organizzazione deve andare avanti se ha perso la propria strada? La storia della New York City Opera è più una storia sui cambiamenti di New York che sul presunto fallimento del sistema privato. Quella che Fiorello LaGuardia chiamava "l'opera del popolo" nel 1943, quando la classe media degli immigrati italiani e ebrei ha fatto fiorire il repertorio operistico. Oggigiorno le due grandi comunità di immigrati sono i dominicani e i cinesi. Nel frattempo il repertorio del Metropolitan Opera e lo stile di produzione si sono evoluti e ci sono compagnie alternative molto più innovative della City Opera. La ragion d'essere della City Opera è venuta meno, e con essa il suo pubblico e i suoi fondi. Penso che sia una discussione più ampia dal punto di vista storico e sociologico. Non ogni fallimento di un teatro è un fallimento del sistema. L'opera sta diventando un business molto più complicato e con più nuances rispetto a prima. I professionisti del settore devono imparare gli uni dagli altri, condividendo idee e strategie utili da esplorare. Dobbiamo fornire uno sviluppo professionale in aree specifiche per aumentare le capacità e competenze dei nostri professionisti dei teatri.

NP: Che è il motivo per il quale offriamo due programmi molto simili di sviluppo professionale?

MS: Questi si rivolgono soprattutto ai giovani che entrano nel settore o vi stanno crescendo. Il fatto è che anche i dipendenti senior devono tenersi aggiornati e migliorare le proprie competenze in un mondo che cambia così velocemente e certo più di quanto essi desiderano. L'applicazione pratica è chiaramente diversa a Parigi, Ginevra, Londra, New York o San Francisco. Ma le competenze fondamentali riguardanti le dinamiche del mercato, della ricerca, dei social media, sono tutte conoscenze che dobbiamo condividere e imparare gli uni dagli altri attraverso l'oceano.

NP: Sarebbe interessante mandare americani al 

nostro Corso di Opera Management Course e europei al 

vostro Leadership Intensive?

MS: È senz'altro in cima alla lista di possibilità qui a OPERA America. Nell'essere confrontati a un sistema diverso si acquisiscono nuove idee in una nuova prospettiva sul proprio sistema. Mi rendo sempre conto che ritorno dagli incontri in Europa con idee più chiare sulle strategie e le pratiche americane proprio perché le vedo in contrasto con un altro sistema. Quindi sì, vedo con favore l'idea di scambi transatlantici tra i nostri forum, sia tra i nostri professionisti che tra i nostri giovani partecipanti ai programmi di training.

NP: Qual'è lo stato attuale dell'opera in America?

MS: Scrivendo un recente messaggio per il settore ho elencato tutta una serie di prime di opere americane presso teatri grandi e piccoli. Ho percepito una lacuna di sostanza nel raggiungimento di obiettivi artistici al di fuori dei nuovi lavori musicali americani. Nella mia ricerca ho notato che è molto difficile trovare un teatro che non faccia opere americane. Ho scoperto che i teatri trovano difficile vendere al pubblico opere poco conosciute dell'ottocento, come alcuni titoli meno noti di Verdi o qualche opera di Bel Canto. Le opere americane hanno compositori e librettisti in vita che possono venire in città. Il libretto può essere basato su una storia, un romanzo o un film che ha una certa risonanza. È più facile produrre un'opera americana piuttosto che produrre I masnadieri.

NP: Riconosci che ha più senso promuovere singoli titoli, che sia Rigoletto o Silent Night, piuttosto che promuovere il genere lirico in generale? È una strada da intraprendere oppure no?

MS: Che domanda interessante. Penso che il brand 'opera' sia una lama a doppio taglio. Da un lato evoca stereotipi quali una cosa lunga, vecchia, noiosa e ormai inaccessibile. Dall'altro evoca glamour e serate eleganti. C'è un conflitto nell'immagine dell'opera e quindi la domanda è quale brand vogliamo promuovere? Per raccogliere fondi puntiamo sui vantaggi in termini di prestigio per attirare i grandi donatori. Allo stesso tempo però cerchiamo di fare capire al pubblico più ampio che l'opera parla di temi universali. Insomma sono i teatri stessi che generano confusione riguardo all'immagine dell'opera come brand. Penso che sia importante lavorare alla percezione dell'opera e rendere la sua immagine più consistente.

NP: Sto pensando alle nostre campagne simili anche se un po' diverse: la vostra National Opera Week, le nostre Giornate Europee dell'Opera, il nostro tentativo di lanciare l'European Opera Digital Platform, la vostra creazione del National Opera Center. Questi non sono solo titoli altisonanti, vero? Sono iniziative promozionali.

MS: Le vostre prime Giornate Europee dell'Opera sono state prima della nostra National Opera Week e questa è stata una delle fantastiche iniziative di Opera Europa che ci hanno ispirato qui a OPERA America. Entrambi questi sforzi ci aiutano a trasmettere il messaggio dell'accessibilità dell'opera. Nel caso del National Opera Center, non è tanto per promuovere l'opera ma per aiutare i nostri membri in modo tangibile: l'Opera Center risponde alla necessità dei membri di avere uno spazio dove fare le prove, le audizioni e le registrazioni. Ha notevolmente migliorato le condizioni di lavoro delle compagnie e degli artisti, fornendo supporto a tutto il settore creativo. Per il pubblico, offriamo diversi programmi, in particolare lo streaming live nell'Audition Recital Hall.

Abbiamo più di 5,000 persone al mese che visitano il nostro Opera Center per audizioni, recital, prove, incontri. Le prenotazioni sono al completo nel periodo tradizionale autunnale delle audizioni. Fuori stagione viene usato da compagnie strumentali e teatrali. Abbiamo ventisei insegnanti che insegnano regolarmente e altri occasionalmente. L'Opera Center è diventato uno spazio in cui incontrare colleghi e amici. Ci sono incontri tutti i giorni. È una casa per l'indutria dell'opera e siamo particolarmente felici che i membri di Opera Europa traggono vantaggio dai servizi che offriamo.

NP: Le date delle nostre prossime conferenze a Madrid e Washington coincidono. Non è stato intenzionale, 

ma possiamo trasformarla in un'opportunità?

MS: Questa è un'opportunità per noi di utilizzare la tecnologia per connettere tutti i nostri membri. In modo da illustrare la nostra collaborazione e lo scambio di idee, dovremmo sicuramente trarre vantaggio da questa coincidenza.

NP: il pericolo è di parlare di cooperazione e partnership, e che rimangano solo parole. Entrambi siamo impegnati a trasformare le parole in fatti. E per questo ci rendiamo conto che le direzioni sono diverse, in alcuni casi ci sovrapponiamo e in altri c'è sinergia. Come fare nella pratica?

MS: Una cosa senz'altro fattibile è quella di dare contributi per le spese di viaggio. Per i nostri forum specialistici OPERA America offre ai propri membri dei contributi per il viaggio, nello specifico ci facciamo carico del viaggio e del pernottamento di almeno un membro dello staff di un teatro che partecipa al meeting. Il risultato è stato un altissimo grado di partecipazione. Se potessimo trovare una società internazionale che fosse interessata a una visibilità su entrambe le sponde dell'atlantico, potremmo offrire simili contributi per le spese di viaggio agli europei che vogliono partecipare ai forum e alla conferenza annuale di OPERA America e allo stesso modo agli americani che vogliono andare ai forum e alle conferenze di Opera Europa. In questo modo potremmo creare la base per uno scambio più intenso. Potremmo chiedere loro di scrivere un rendiconto al loro ritorno per capire cosa hanno imparato dallo scambio. Penso veramente che sia una cosa assolutamente fattibile. Potremmo iniziare con verificare la lista delle società che donano fondi a teatri sia europei che americani. Anche una piccola donazione potrebbe stimolare in modo significativo lo scambio di idee e competenze tra le nostre due organizzazioni e i nostri membri.